Bello il colore della terra in primavera, il volo degli uccelli, la luce accecante dell’estate, l’odore della neve, il cibo caldo preparato con amore, l’odore del legno appena piallato, il sorriso sincero dell’amico, l’abbraccio tenero e affettuoso del padre che torna stanco dal lavoro.
Questa umanità che odora di fritto e di sudore, di fumo e di paura, povera e inquieta, incerta del futuro, è il luogo che Dio abita e trasfigura.
Se Dio è così significa che Dio è accessibile e ragionevole, tenero e misericordioso. Che l’idea di un Dio potente da tenere a bada, che si fa gli affari suoi, sommo egoista bastante a se stesso, è fasulla e pagana, che Dio ama, prima di essere amato, che non ti risolve i problemi ma li condivide, che ti invita a vedere le cose in modo diverso.
Se Dio è così significa che ha bisogno di noi, come ha avuto bisogno di una madre e di un padre.
E che io posso riconoscere Dio e servirlo in ogni sconfitto, in ogni povero, in ogni abbandonato.
Che la fragilità degli uomini è il luogo che Dio vuole abitare, che, se vivo questo Natale con la morte nel cuore, allora è esattamente la mia festa, perché Dio abita anche la stalla della mia vita.
don Paolo Curtaz

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